Linee guida OMS sulla fertilità: la svolta per la diagnosi di coppia

Quando una gravidanza tarda ad arrivare, la sensazione di solitudine e disorientamento può essere schiacciante. Ci si ritrova improvvisamente in un labirinto di visite, esami da fare e sigle mediche incomprensibili. Eppure, la prima verità scientifica da accogliere è che non siete soli in questo cammino.

L’infertilità non è una problematica di nicchia, ma una vera e propria emergenza sanitaria globale che non discrimina in base all’area geografica o al livello socio-economico. Secondo i dati ufficiali dell’OMS, circa una persona su sei nel mondo (pari al 17.5% della popolazione adulta) sperimenta l’infertilità in qualche fase della vita.

Per comprendere la reale portata del fenomeno, è fondamentale fare una distinzione tra dati epidemiologici e diagnosi clinica:

  • Il dato macro-epidemiologico globale – l’ultimo studio del Global Burden of Disease (GBD) per l’anno 2021 indica che nel mondo convivono con l’infertilità oltre 55 milioni di uomini e più di 140 milioni di donne. Questo studio adotta tuttavia una definizione epidemiologica molto stringente, registrando i casi basandosi sull’assenza di una nascita viva in coppie unite da almeno 5 anni che tentano attivamente di concepire senza contraccettivi.
  • La diagnosi clinica in ambulatorio – dal punto di vista medico, invece, la diagnosi scatta molto prima, ovvero dopo 12 mesi di rapporti regolari, mirati e non protetti.

Un dato estremamente confortante ed emblematico ci mostra che circa il 13.3% delle coppie ottiene una gravidanza spontanea proprio durante la fase degli accertamenti diagnostici.

Il percorso medico non è solo “cura”, ma un momento di profonda consapevolezza del proprio corpo che può, di per sé, sbloccare situazioni di attesa.

La fertilità in Italia: il peso dell’età e della denatalità

In Italia, la situazione riflette ampiamente il trend dei paesi industrializzati, inserendosi in un contesto demografico caratterizzato da una forte denatalità. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Ministero della Salute stimano che in Italia l’infertilità colpisca circa il 15% delle coppie.

Se analizziamo i dati epidemiologici nazionali raccolti dal Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’ISS, contenuti nella relazione 2025 del Ministro della Salute, l’attività nel nostro Paese ha registrato numeri straordinari:

  • coppie trattate – 89.870 (75.671 con gameti della coppia e 14.199 con gameti donati);
  • cicli di trattamento iniziati – 112.804 (96.308 con gameti della coppia e 16.496 con gameti donati)
  • bambini nati vivi – 17.235, pari a ben il 4.5% del totale dei nati vivi in Italia (su 379.890 nascite complessive censite dall’ISTAT);
  • centri di PMA attivi – 316, di cui 120 di I livello e 196 di II e III livello.

Un elemento cruciale evidenziato dalla relazione è il costante innalzamento dell’età della donna alla ricerca della prima gravidanza. L’età media delle pazienti che in Italia si sottopongono a trattamenti di PMA con gameti propri (a fresco) è di 36.7 anni, un dato significativamente più alto rispetto alla media europea, che si attesta sui 35.1 anni. Nel nostro Paese, la quota di pazienti over 40 che effettuano cicli a fresco è pari al 33.4% (un valore letteralmente raddoppiato rispetto al 20.7% del 2005), mentre le donne under 35 rappresentano solo il 27.2% del totale. L’età influisce notevolmente sulla riserva e sulla qualità ovocitaria, rendendo spesso i percorsi più complessi e bisognosi di una preparazione metabolica mirata.

Le cause dell’infertilità di coppia in Italia?

Spesso si sente dire che le cause dell’infertilità si distribuiscono equamente tra uomo e donna (circa il 35% ciascuno, con un 15% di cause miste e un 13% inspiegate). Tuttavia, se andiamo a leggere con la lente del microscopio i dati reali dell’ultima relazione PMA per le 40.314 coppie che hanno effettuato un ciclo a fresco di fecondazione assistita di II-III livello (FIVET/ICSI), le principali indicazioni diagnostiche svelano una realtà molto più complessa e dettagliata:

  • infertilità esclusivamente femminile44.5%. Tra queste spiccano la ridotta riserva ovarica (17.0%), il fattore tubarico (7.5%), i disturbi endocrini e dell’ovulazione (6.2%), il fattore multiplo femminile (6.1%), l’endometriosi (4.5%), la poliabortività (1.8%) e il solo fattore uterino (1.5%);
  • infertilità esclusivamente maschile19.0%;
  • fattore misto (sia maschile che femminile)18.9% (sommando i fattori maschili e misti si arriva al 37.9% delle coppie in trattamento;
  • infertilità idiopatica (inspiegata)15.9%;
  • fattore genetico1.7%.

Le Linee Guida OMS e la diagnosi di coppia

Il 28 novembre 2025, l’OMS ha pubblicato la sua prima linea guida globale per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dell’infertilità, contenente 40 raccomandazioni volte a semplificare, standardizzare e rendere più equi i percorsi di cura.

La rivoluzione dello spermiogramma: stop alle ripetizioni inutili

La prima grande novità delle direttive OMS riguarda la valutazione del partner maschile, un ambito storicamente frammentato e spesso gestito con protocolli locali eccessivamente ridondanti.

Tradizionalmente, le linee guida di settore (come quelle urologiche AUA/ASRM) suggerivano di eseguire sistematicamente almeno due spermiogrammi a distanza di tempo per confermare il quadro seminale. Al contrario, la nuova linea guida dell’OMS raccomanda chiaramente di non ripetere l’analisi del liquido seminale se il primo esame rientra interamente nei valori di riferimento fisiologici.

La ripetizione dello spermiogramma viene indicata solo se almeno un parametro (concentrazione, motilità o morfologia spermatica) risulta alterato rispetto agli standard definiti dall’ultimo manuale di laboratorio dell’OMS. Per l’uomo, questo significa risparmiare stress emotivo inutile e focalizzare subito le energie sull’ottimizzazione del proprio stato di salute generale.

Riserva ovarica e ovulazione

Per verificare l’avvenuta ovulazione in donne con cicli regolari, l’OMS raccomanda di preferire un semplice ed economico dosaggio del progesterone nel sangue in fase luteale media rispetto a costose e stressanti ecografie pelviche seriate. Inoltre, per la valutazione della riserva ovarica, l’OMS ricorda che il fattore più importante è l’età della donna, molto più dei singoli test diagnostici. Se si eseguono esami, i più indicati sono la conta dei follicoli antrali (AFC), l’ormone anti-Mülleriano (AMH) o l’FSH basale. Ricordate sempre che questi numeri ci indicano la quantità di ovociti per aiutarci a dosare i farmaci, ma è l’età a dettarne la qualità.

Quando l’infertilità si definisce “idiopatica”?

Molte coppie arrivano in studio con una diagnosi di “infertilità idiopatica” (inspiegata), vissuta spesso con frustrazione. L’OMS ha voluto fare chiarezza scientifica, stabilendo che si può parlare formalmente di infertilità inspiegata solo quando entrambi i partner sono stati sottoposti a un iter diagnostico completo e rigoroso, che deve comprendere:

  • mancato concepimento dopo almeno 12 mesi di rapporti regolari e non protetti;
  • anamnesi ed esame obiettivo del tutto normali in entrambi i partner;
  • dimostrazione presuntiva dell’avvenuta ovulazione nella donna;
  • pervietà tubarica bilaterale (accertata tramite esami strumentali che confermano che le tube di Falloppio non sono ostruite):
  • spermiogramma nella norma.

Se uno solo di questi passaggi non è stato documentato con precisione, non siamo di fronte a un’infertilità “senza causa”, ma semplicemente a un percorso diagnostico incompleto.

Dalla PMOS alla chirurgia delle tube: le scelte terapeutiche dell’OMS

PMOS: la dieta come prima terapia

La medicina della riproduzione ha vissuto una transizione scientifica epocale con la pubblicazione su The Lancet del consenso globale che ha sancito il cambio di nome della Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) in Sindrome Ovarica Metabolica Poliendocrina (PMOS). La PMOS è una delle cause più comuni di infertilità anovulatoria (assenza di ovulazione) ed è intrinsecamente legata a problematiche multisistemiche come l’insulino-resistenza e l’obesità viscerale.

L’OMS stabilisce come “buona pratica” clinica che gli interventi sullo stile di vita (dieta sana e attività fisica regolare) debbano costituire la base assoluta prima di qualsiasi intervento medico. Quando si rende necessario un supporto farmacologico per l’induzione dell’ovulazione, l’OMS raccomanda oggi l’uso del Letrozolo come prima linea terapeutica, preferendolo al Clomifene Citrato o alla Metformina. Il Letrozolo, infatti, garantisce tassi di nati vivi significativamente superiori e favorisce una risposta monofollicolare, riducendo drasticamente il rischio di gravidanze multiple. Solo in caso di fallimento delle terapie orali e delle gonadotropine si raccomanda il passaggio diretto alla fecondazione in vitro (FIVET), evitando attese inutili.

Ostruzione tubarica e idrosalpinge

Le patologie tubariche richiedono un approccio personalizzato e fortemente condizionato dall’età riproduttiva:

  • sotto i 35 anni con danno tubarico lieve o moderato – l’OMS suggerisce la chirurgia per tentare di ripristinare la fertilità naturale. Se il danno è severo, si passa direttamente alla FIVET;
  • dai 35 anni in su – l’OMS raccomanda di evitare la chirurgia e passare direttamente alla FIVET, poiché il tempo biologico è prezioso e un intervento chirurgico prolungherebbe inutilmente i tempi di ricerca riducendo le chance di successo.

Un’indicazione tassativa riguarda la presenza di idrosalpinge (un accumulo di liquido infiammatorio all’interno della tuba ostruita). L’OMS consiglia di asportare o chiudere chirurgicamente le tube affette prima di procedere al trasferimento embrionale in FIVET. Dal punto di vista embriologico, infatti, questo liquido è estremamente tossico e, refluendo continuamente nella cavità uterina, agisce come un “veleno” chimico e biologico per l’embrione, impedendone l’impianto e raddoppiando il rischio di aborto spontaneo.

La scelta in laboratorio: FIVET classica o ICSI?

Questa è una delle raccomandazioni più rivoluzionarie per noi embriologi. L’ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica dello Spermatozoo) è una tecnica nata per risolvere problemi severi di infertilità maschile, ma negli anni è stata usata in modo eccessivo per “paura” che gli ovociti non si fecondassero. La nuova linea guida dell’OMS stabilisce che per le coppie con infertilità idiopatica (dove tube, ovulazione e liquido seminale sono nella norma) che hanno fallito precedenti inseminazioni intrauterine (IUI), si deve usare la FIVET convenzionale e non la ICSI. I tassi di gravidanza clinica e nati vivi sono sovrapponibili. Dal punto di vista biologico, la FIVET convenzionale è più fisiologica perché rispetta la selezione naturale, permettendo allo spermatozoo migliore di superare autonomamente le barriere dell’ovocita, mentre l’ICSI richiede una manipolazione meccanica diretta della cellula uovo, giustificabile solo in presenza di un reale deficit seminale severo.

Lo stile di vita, il metabolismo e la sicurezza al centro

Un altro pilastro fondamentale della nuova linea guida dell’OMS è la centralità degli interventi sullo stile di vita. L’OMS raccomanda che l’educazione alla fertilità e la correzione dei fattori di rischio metabolici e comportamentali (alimentazione, gestione del peso corporeo, cessazione del fumo e riduzione dell’alcol) precedano e affianchino sempre i trattamenti di fecondazione assistita (PMA). L’OMS suggerisce fortemente di fornire una consulenza sullo stile di vita a tutti gli individui e alle coppie prima e durante i trattamenti per l’infertilità. Cosa significa in pratica? Significa curare la dieta, gestire il peso corporeo, fare attività fisica regolare, ridurre l’alcol e smettere di fumare. Una nutrizione ottimale nel periodo pre-concezionale garantisce il giusto apporto di vitamine e oligoelementi necessari per la salute riproduttiva. Vale la pena sottolineare che l’alimentazione non serve solo a “dimagrire”, ma a creare un ambiente metabolico accogliente per l’embrione e a ridurre l’infiammazione silente.

In questo contesto, la medicina della riproduzione ha fatto passi da gigante anche in termini di efficacia e sicurezza dei trattamenti. L’analisi dei dati italiani della relazione 2025 mostra un trend straordinario:

  • sicurezza – il numero medio di embrioni trasferiti in utero è sceso a 1.4 (rispetto ai 2.3 del 2005). Ben il 58.6% dei trasferimenti a fresco in Italia viene ormai eseguito inserendo un singolo embrione (era solo il 18.7% nel 2005). Questo ha ridotto drasticamente il rischio di gravidanze e parti multipli, tutelando la salute delle mamme e dei neonati;
  • efficacia cumulativa – sebbene la percentuale di gravidanza per singolo ciclo a fresco iniziato sia apparentemente bassa (11.9% nel 2023), questo è dovuto alla forte diffusione dei cicli con congelamento totale (“freeze-all”, pari al 31.6% dei prelievi). Se andiamo a guardare il tasso di gravidanza cumulativo – che include sia i trasferimenti a fresco sia quelli da scongelamento degli embrioni prodotti in un unico ciclo – la percentuale di successo raggiunge il 33.9% in Italia, quasi triplicando le possibilità di concepimento.

Questo dato ci dice che la crioconservazione e il trasferimento in un secondo momento, quando il corpo della donna si è liberato dallo stress ormonale della stimolazione, rappresentano un’arma potentissima per la fertilità.

L’equilibrio nutrizionale: una strada a doppio senso

Se è vero che l’eccesso di tessuto adiposo e l’insulino-resistenza alterano profondamente l’asse riproduttivo ipotalamo-ipofisi-gonadi, la nutrizione clinica applicata alla fertilità ci insegna che l’equilibrio è una strada a doppio senso.

Accanto alla gestione del sovrappeso, non dobbiamo mai sottovalutare i gravi rischi riproduttivi associati al sottopeso, alle diete restrittive o a repentine perdite di peso. Deficit calorici severi e una massa grassa insufficiente comunicano al cervello una condizione di emergenza energetica, che spegne la secrezione pulsatile del GnRH ipotalamico. Il risultato è l’amenorrea ipotalamica funzionale: il corpo “spegne” temporaneamente l’ovulazione per proteggersi da una gravidanza che non sarebbe in grado di sostenere dal punto di vista energetico. La dieta per la fertilità non serve a “dimagrire”, ma a stabilire l’equilibrio biochimico necessario a nutrire la cellula uovo e accogliere l’embrione.

Infertilità maschile e antiossidanti: cibo vs. integratori

Moltissimi uomini assumono regolarmente cocktail di integratori sperando di migliorare lo spermiogramma. L’OMS ha analizzato approfonditamente la letteratura scientifica e ha scelto di non esprimere una raccomandazione né a favore né contro l’uso di integratori antiossidanti specifici per l’infertilità maschile.

La ragione di questa cautela risiede nella bassa certezza delle prove scientifiche (low certainty of evidence) dei trial clinici esistenti, spesso poco standardizzati nei dosaggi e nelle molecole utilizzate. Inoltre, un abuso di antiossidanti sintetici ad alto dosaggio può provocare il fenomeno dello stress riduttivo (l’esatto opposto dello stress ossidativo), che altera ugualmente la condensazione della cromatina spermatica.

La strategia più sicura ed efficace risiede nella nutrizione: un protocollo alimentare personalizzato sul modello mediterraneo, naturalmente ricco di polifenoli, licopene, zinco e acidi grassi essenziali, che supporta la spermatogenesi in modo fisiologico ed è privo di rischi di sovradosaggio.

Il tabagismo: un nemico silenzioso

Il fumo di tabacco è uno dei principali fattori di rischio modificabili. È importante sapere che il rischio di infertilità legato al tabagismo è statisticamente più elevato per le donne, influenzando negativamente la riserva ovarica e la ricettività uterina.

Per aiutare i pazienti a liberarsi da questa dipendenza, l’OMS promuove il protocollo “5As”, inteso come una roadmap collaborativa tra medico e paziente:

  1. Ask (Chiedere) – identificare l’abuso di tabacco in ogni consulto;
  2. Advise (Consigliare) – esortare con fermezza e calore a smettere, spiegando i benefici riproduttivi;
  3. Assess (Valutare) – comprendere quanto il paziente sia pronto a fare questo passo;
  4. Assist (Assistere) – creare un piano d’azione personalizzato o indirizzare a centri specializzati;
  5. Arrange (Organizzare) – programmare follow-up costanti per sostenere il successo nel tempo.

L’efficacia del “consiglio breve” – non sottovalutate mai il potere di un dialogo. Le linee guida OMS sottolineano che un consiglio breve (da 30 secondi a 3 minuti) fornito con costanza dal medico durante una visita può fare la differenza tra il continuare a fumare e decidere di proteggere la propria fertilità futura.

Infezioni sessualmente trasmissibili e salute pelvica

Le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) non trattate sono spesso la causa “invisibile” di danni permanenti. Infezioni silenti possono evolvere in infezioni pelviche che causano ostruzioni alle tube di Falloppio, rendendo difficile il passaggio dell’ovocita.

La prevenzione, che passa attraverso l’uso di protezioni e screening regolari, è una forma diretta di protezione della capacità riproduttiva futura. In presenza di sintomi sospetti, cercare cure tempestive è un atto di responsabilità verso se stessi e verso il proprio desiderio di famiglia.

Domade frequenti

Perché preparare il metabolismo fa la differenza a livello cellulare?

L’OMS raccomanda fortemente di integrare consulenze e indicazioni sullo stile di vita, sulla dieta e sulla gestione del peso prima e durante qualsiasi trattamento riproduttivo. Il motivo risiede nel fatto che la salute metabolica e l’equilibrio ormonale condizionano direttamente la qualità del microambiente in cui maturano i gameti. Condizioni come l’insulino-resistenza e l’infiammazione silente (tipiche della PMOS, ex PCOS) alterano la bioenergetica dei mitocondri all’interno dell’ovocita, compromettendo la meiosi, la fecondazione e lo sviluppo embrionale. Inoltre, alterano negativamente la recettività dell’endometrio. Nel mio Percorso di preparazione alla PMA (durata 100 giorni) e nel Percorso continuativo per la ricerca naturale, andiamo a lavorare su queste precise leve biochimiche: impostiamo una strategia nutrizionale personalizzata che riduca lo stress ossidativo e supporti la qualità cellulare dei gameti prima che avvenga il prelievo in laboratorio.

Lo spermiogramma deve essere ripetuto se il primo esito è normale?

No. La nuova linea guida globale dell’OMS stabilisce chiaramente che non è necessario ripetere l’analisi del liquido seminale se tutti i parametri (concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi) risultano pienamente nei limiti di riferimento fisiologici. Questo approccio si distanzia da alcuni vecchi protocolli locali che richiedevano sistematicamente un secondo test di controllo a distanza di un mese. Evitare ripetizioni inutili quando il primo esame è ottimale permette di risparmiare tempo, ridurre i costi per la coppia e alleviare lo stress emotivo del partner maschile. La ripetizione dello spermiogramma rimane invece raccomandata solo se almeno uno dei parametri analizzati mostra anomalie o valori sotto la soglia standard.

FIVET classica o ICSI nell’infertilità inspiegata? Cosa raccomanda l’OMS e come incide la valutazione dell’embriologa?

La nuova linea guida globale dell’OMS stabilisce che, per le coppie con diagnosi di infertilità idiopatica (inspiegata) che hanno fallito precedenti inseminazioni intrauterine (IUI), si deve prediligere la FIVET convenzionale rispetto alla ICSI. La ICSI è una tecnica di micromanipolazione nata per risolvere quadri severi di infertilità maschile; utilizzarla indiscriminatamente quando i parametri seminali ed ovocitari sono nella norma non offre alcun vantaggio reale in termini di nati vivi. Dal punto di vista dell’embriologia clinica, la FIVET classica è molto più fisiologica poiché permette la selezione naturale dello spermatozoo migliore, che deve superare autonomamente le barriere della cellula uovo. Attraverso il mio servizio di Analisi specialistica dei referti o durante la Valutazione iniziale della fertilità, analizzo con occhio tecnico e di laboratorio la vostra storia clinica e i tentativi precedenti, aiutandovi a capire quale tecnica possa essere realmente più indicata e sicura per il vostro percorso.

Conclusione

Le linee guida dell’OMS ci ricordano che l’infertilità colpisce 1 persona su 6 nel mondo e che le decisioni terapeutiche devono basarsi sui benefici, sulla sicurezza, sui valori del paziente e sull’efficacia dei costi. Le nuove linee guida dell’OMS e gli stessi dati del Registro Nazionale PMA confermano ciò che la medicina della riproduzione più avanzata sostiene da tempo: prima di fare “di più” dal punto di vista medico, dobbiamo fare ordine e porre le basi biologiche corrette affinché la vita possa iniziare.

Non esiste la “pillola magica” o il trattamento perfetto per tutti. C’è bisogno di una visione d’insieme: preparare il corpo attraverso una nutrizione specifica e applicare in laboratorio solo le tecniche realmente necessarie e scientificamente provate.

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